Tuffi liberi

Vincere

Un grido secco, e il vecchio per poco non si ribalta dallo sgabello. È successo. Cinque limoni in fila.
E adesso cominciano, vengono giù: la prima moneta… la seconda, la terza.
Una cascata scroscia con fracasso, ma è musica per le sue orecchie; saldo sullo sgabello, le mani sui fianchi, la schiena curva, il vecchio sta ansimando. Non guarda le monete, le ascolta, le conta col pensiero.
Si volta indietro per dire qualcosa, ma non dice niente. Loro nemmeno. Sono gli amici del bar, quelli che appena sono usciti i cinque limoni hanno urlato come se fossero stati partoriti in gruppo, già vecchi e stanchi e malandati.
L’ultima moneta cade sulle altre. La slot machine è a secco.
“Prendile su prima che spariscano, va là!” dice uno.
Il vecchio smonta dallo sgabello e si scarica pugni di monete nelle tasche. I malandati lo guardano; chi cavalca la sedia con una coscia sola, chi fa ticchettare l’anello contro il bicchiere. Poi si dileguano tra pacche sulle spalle, e qualcuno rutta. Arrivano al bancone del bar, in fila, e attraccano coi gomiti sul legno. Riprendono fiato. La barista lascia lo strofinaccio per prendersi cura di loro. I malandati la guardano.
“Che vuoi? Il solito?” chiede la barista.
“Ho vinto stasera, e quando vinco io abbiamo vinto tutti” dice il vecchio.
Lei prepara i bicchieri; li riempie fino all’orlo, perché loro li vogliono “o così o niente”. Il polso le scricchiola sotto il peso del bottiglione di amaro, poi va verso le sigarette e ne toglie due pacchi, e gli occhi dei signori della giuria scendono sul fondoschiena di casa.
“Che chiappe di culo” dice uno.
La barista si pulisce le mani nel grembiule. I malandati brindano:
“Alla salute!” dice il vecchio.
“No. Brindiamo al mondo” dice uno meno vecchio.
Giù i bicchieri e via. Prendono a girare per il bar, fanno avanti e indietro. E mentre la barista legge qualcosa al cellulare, un tipo basso col cravattino la avvicina dietro il bancone. Ha in mano la penna e una schedina.
“Non scrive” le dice.
La barista impugna la penna e spinge il clic; urla di godimento e acuti di femmina escono dalla penna e non c’è modo di spegnerla. I malandati sghignazzano, tossiscono, e si sentono i calcinacci cadergli nei polmoni. Anche la barista ride. Poi restituisce la penna all’uomo col cravattino, un uomo che ce l’ha messa tutta per strapparle un sorriso. Lei queste cose le sente.
“Se non ci fossi tu” gli dice “tornerei in Romania domani”.
Lui le risponde:
“Lo sai che io, per star bene, ho bisogno di un bacio ogni ora? Lo dico sempre a mia moglie…” e si fa un po’ avanti con la guancia.
La barista glielo darebbe anche un bacio, ma alla fine non glielo dà.
“Vabbè” dice lui. “Chi si fa una briscola?”
Hanno di nuovo voglia di giocare. Si siedono al solito tavolino, decidono le coppie e sganciano cinque euro a testa. Il vecchio è calmo e stanco, adesso, ma di quella stanchezza pulita; si tocca la tasca e gli viene da ridere: è ancora piena di monete, da lì non scappano. Uno dei malandati mischia il mazzo, poi distribuisce le carte in fretta, una per volta, e la partita comincia.
Dalla porta che dà sui binari entra un vento che alza gli angoli dei quotidiani, e anche i gratta e vinci ballano, appesi al vetro. Nella sala d’attesa un ragazzo con gli occhiali rotti si tira su a sedere. Più in là una donna africana scorre col dito gli orari dei treni. Quando un fruscio lontano la spaventa raccoglie la borsetta e se ne va.
La luce fioca, la campanella che suona, le cartacce, e poi chilometri e chilometri di binario, le sterpaglie, tutta la giornata…

Luca Tosi

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