Tuffi liberi

Una mia fotografia

“Quindi è questo che fai.”
“Più o meno.”
“Te ne stai tutto il giorno a Castel Ruggero e?”
“E registro.”
“Registri cosa?”
“Il lago.”
Guardo il lago. Non c’è niente di speciale, è un lago qualsiasi. Nell’aria profumo di erba, arriva da un gruppetto di ragazzi con cani. I ragazzi sono seduti in cerchio, i cani sembrano tutti mezzi addormentati.
“Mi dicevi che stai qui tutti i giorni.”
“Non proprio tutti. Se piove troppo non vengo, la domenica neanche.”
“Perché la domenica no?”
“Mia mamma vuole che stia a casa almeno di domenica.”
“Pensi di continuare ancora per molto?”
“Fino a settembre, quando inizia la scuola.”
Mentre parliamo vedo un uomo nudo che prende il sole, disteso sulla pancia. Di fianco a lui una ragazza, nuda anche lei. Ha i peli del pube tinti di verde fluo.
“Hai visto?”
“Qui è pieno.”
“Sì?”
“Cioè, pieno di nudisti. Ma di solito sono quasi tutti uomini.”
“Riprendi anche loro?”
“No, solo l’acqua.”
Ricomincio a guardare l’acqua. Stiamo zitti per almeno cinque minuti.
“Peschi?”
“No.”
“Nuoti mai?”
“Qualche volta.”
“Ma da quand’è che vieni al lago?”
“Da giugno.”
“L’estate scorsa non venivi?”
“Solo quando ci siamo venuti insieme.”
“Che si faceva l’anno scorso ad agosto?”
“Si andava dalla Vio.”
“Vero. Perché non ci si va più?”
“Ha litigato con Lore.”
“Con noi però non ha litigato.”
“Ho capito, ma che si fa? Andiamo dalla Vio senza Lore?”
“Mica è vietato.”
“No, ma è brutto.”

“Quanti iscritti ha il canale?”
“Diecimila, più o meno.”
“Posso dirti la verità?”
Non mi risponde, lo prendo per un sì.
“Secondo me non ci arrivi a un milione, con un canale in cui i video sono tutti uguali.”
“Non sono uguali. Ogni video è girato in un giorno diverso.”
“Ok, ma c’è sempre il solito lago. Dieci minuti al giorno di Castel Ruggero e bona, nient’altro.”
“Il tema è molto preciso, questo è un vantaggio.”
“Ma poi perché proprio Castel Ruggero? Con tutti i laghi che ci sono.”
“Intanto è un lago artificiale.”
“E quindi?”
“A te piace il naturale, a me il sintetico. Da sempre.”
“A proposito, se si facesse qualcosa?”
“Se hai tu, io sto a zero.”
“Ho solo due lecca-lecca comprati in via Cerretani.”
“Lecca-lecca? Che tristezza.”
“Li chiamano smart pop.”
“Fanno qualcosa?”
“L’ultima volta hanno avuto un effetto lassativo, ma magari era per qualcosa che avevo mangiato.”
“Una sigaretta ce l’hai?”
“Elettronica.”
“Ma non ero io quello del sintetico?”
“Che c’entra?”
“Erba finta, sigarette finte. Lo vedi che anche tu ti stai buttando sull’artificiale?”
L’uomo nudo si tuffa in acqua. Entra nel lago proprio davanti al cartello di divieto di balneazione.
“Perché non si può fare il bagno?”
“Non ne ho idea. Comunque nuotano tutti. L’acqua è ok.”
“E se qualcuno nuota nella zona di lago che stai riprendendo?”
“A volte tengo il pezzo, altre no. Dipende.”
“Da cosa?”
“I video durano dieci minuti, cerco di mettere su YouTube quelli più significativi. Devono essere consecutivi, niente montaggio.”
“Ne ho visti alcuni. A me sembrano tutti uguali.”
“Non li guardi con attenzione. L’acqua non è mai uguale a se stessa. Cambia continuamente.”
“Ok, ma qual è lo scopo? Hai visto chi sono gli youtuber che vanno? Fanno gameplay, sfide con le fidanzate, cose così.”
“Lo scopo è il progetto in sé. E poi a parte l’artificialità, questo posto ha tante storie da raccontare.”
“Per esempio?”
“Prova a stare zitto per un minuto.”
Lo guardo finché tiene il dito davanti alla bocca. Poi mi fa capire che si può di nuovo parlare.
“Allora?”
“Non hai sentito niente?”
“No.”
“Non ascolti con attenzione. Si dice che si possano sentire le urla di un fantasma.”
“Ma cosa?”
“Quindici anni fa hanno ripescato un cadavere dal lago.”
“E cosa c’entra con i tuoi video? Non scrivi niente in descrizione, si vede solo il lago.”
“Le cose sono successe qui. In qualche modo è ancora possibile vederle, attraverso l’acqua.”
“Aspetti che il fantasma esca fuori dal lago per fare un video da cinque milioni di visualizzazioni?”
“Non aspetto niente, il lago mi basta.”
“Perché non inizi a giocare a Clash Royale?”
“A che?”
“Un gioco per Android, va forte su YouTube.”
“Non voglio fare video di gameplay.”
“Fai vlog, allora.”
“Penso che dovresti smettere di guardare Favij e iniziare a seguire Benjamin Bennett.”
“Chi?”
“Benjamin Bennett. Un ragazzo che fa video di quattro ore in cui sorride stando seduto.”
“Il senso di stare seduto per quattro ore?”
“Farci un video. Una volta per non alzarsi si è pisciato addosso.”
“Fa ridere?”
“Tutto l’opposto.”
Mi concentro ancora sul lago. L’acqua luccica, dalla superficie sembrano venire fuori tante piccole teste scintillanti.
“Sai cosa mi ha detto una volta Jana?”
“Jana?”
“Ti ricordi? La ragazza con cui stavo in quinta ginnasio.”
“Ancora ci pensi, dopo tre anni?”
“È stata importante.”
“Ma non eravate stati insieme due settimane?”
“Sì, ma che c’entra?”
“Niente, hai ragione.”
“Insomma, lo vuoi sapere o no cosa mi ha detto?”
“Vai.”
“Quando mi ha lasciato, mi ha detto che non voleva perdermi nella folla scintillante.”
“Bello.”
“Sì, quando me l’ha detto ho pensato subito al mare. Ci ho ripensato adesso, guardando il lago che luccica.”
“Hai visto quante cose ci sono, in questo lago?”
Di nuovo zitti. Scarto lo smart pop e inizio a leccarlo. Me l’hanno venduto come gusto White Widow, ma ha il sapore dell’erba cattiva che ogni tanto compravo alle Cascine.
“Perché hai chiamato il canale Una mia fotografia?”
“È preso da una poesia di Margaret Atwood. A un certo punto parla di un lago, sullo sfondo di una fotografia.”
“E che dice?”
“Lei è nel lago, appena sotto la superficie. È difficile da individuare, è difficile capire dove sia esattamente. Ma se si guarda abbastanza a lungo, si riesce a vederla.”
“Come nel tuo canale?”
“Sempre che dieci minuti al giorno siano abbastanza.”

Sergio Oricci


Il racconto è stato pubblicato sul“Corriere Fiorentino” in occasione della rassegna curata da Vanni Santoni.

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