3cento

Virus

Sento su di me il suo sguardo.
“Avviare la produzione adesso? Il quadro non è ancora stabile. Presto scoppierà un’altra emergenza e allora non avremo scampo.”
Alzo la testa dal piano su cui siamo entrambi chini, spalla a spalla. La fisso negli occhi. Dietro le sue lenti spesse, le pupille mi sembrano più grandi.
“Bene. Allora cosa suggerisci?” C’è insofferenza nella mia voce, oltre alla fisiologica tensione del caso.
“Il ceppo virale è stato isolato. La catena genetica individuata. Abbiamo l’antidoto, Lara. Perché non dovremmo iniziare a produrlo?”
“Perché saremo impreparati, se la situazione precipita.” Scandisce le parole col suo tono calmo e giudizioso, come se spiegasse a un bambino. “Per ora meglio proseguire con le terapie standard. Temporeggiare.”
Io non sono convinto. Siamo una squadra noi due, ma spesso ho l’impressione che remiamo in direzioni opposte.
Tiro un lungo respiro. Basta, quel che è deciso è deciso.
“Okay, ascolta. Siccome è il mio turno scelgo io. Spendo una carta e al prossimo giro giochiamo la cura. Ora bisogna capire dove colpirà l’epidemia. Peschi tu?”
Lara prende la prima carta dal mazzo. Lentamente la posa sul tabellone. La volta senza guardare.
“Papà?” chiede alla fine.
Deglutisco. Sento la mia voce rispondere. “Tokyo.”
Nemmeno le serve controllare, ha calcolato tutto in anticipo. Io voglio essere sicuro e faccio quel che va fatto: posiziono i cubetti-malattia, conteggio i focolai scoppiati nelle città. Niente, ha ragione lei.
Lara ha gettato gli occhiali sul tavolo, accanto al piatto coi rimasugli del kebab comprato di sotto. Il tavolo occupa circa metà del mio monolocale. Lo tiro fuori solo quando viene a stare da me.
“L’ho detto che bisognava prima arginare il virus! Che uscisse Tokyo era matematico. Matematico.”
Le sue pupille sono dei tondini minuscoli ora.
Mi alzo a prendere qualcosa da bere. “La prossima volta ce la faremo, dai. Non ci siamo mai andati così vicino.” Non è male che Lara impari da cose come questa. Deve capire che non sempre puoi controllare tutto. Per quanti calcoli tu faccia.
Il frigo è quasi vuoto, ma ci sono due confezioni di birra e un cartone di latte aperto.
L’importante è fare quello che posso per proteggerla dai pericoli reali. Il vaccino, ad esempio. Glielo abbiamo fatto fare da piccolina? Devo ricordarmi di domandarlo alla madre. Domani le telefonerò.
Mi avvicino a Lara con un bicchiere di latte, passandole il braccio attorno alle spalle.
“Forse dovremmo usare personaggi diversi. Lo scienziato e la virologa non sono poi tanto forti.”

Marco Dattesi

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