3cento

Polvere

Chiese “Sua moglie è in casa?” a quell’uomo in ciabatte, alle tre del pomeriggio di un giorno feriale, ma lui non rispose.
Ana rimase sullo scalino, guardò a destra e a sinistra nella via del piccolo paese dormitorio. Ma se nel 2012 era stata proclamata Miss Folletto alla Festa della vendita Vorwerk di Lisbona per la vendita di 1510 aspirapolvere VK150 in un anno, se dalla Moldavia era venuta in Italia, se badava a due figli e agli anziani genitori, non poteva aver paura di entrare.
“Potrei aspettarla dentro.”
L’uomo fece spallucce, si scostò dall’uscio e, voltandosi, sparì nell’ombra della casa.
Ana entrò, portando con sé il campionario del VK150 che teneva in una sacca a tracolla.
Sulla destra, un corridoio sottile portava a diverse stanze, l’ultima delle quali un soggiorno con cucinino. Ana fece uno scatto in avanti con la spalla, per far notare il tesserino di riconoscimento emesso ai sensi delle vigenti leggi in materia di vendita diretta.
Negli angoli erano addensati grumi di polvere e il copridivano, stropicciato e logoro, raccoglieva mucchietti di briciole.
Ana prese posto su una sedia a capo del tavolo ingombro. Bicchieri mezzi pieni di liquidi ambrati e rossi, chiazze sulla cerata, posate incrostate.
L’uomo, che a riosservarlo rimaneva un indefinito cinquantenne, s’era trascinato nel cucinino, al di là delle listarelle di plastica verde, e ora armeggiava come per mettere a scaldare qualcosa.
“Non si disturbi” fece Ana, che di caffè ne prendeva a dozzine ed era preoccupata di dover bere e da che tazzina.
L’uomo grugnì un “’U fas per mi”1 e Ana, che dopo anni di vendita diretta conosceva bene il piemontese, si tranquillizzò.
“Deve sapere, signor Drocco, che il Folletto, il nostro VK150 ha un cuore da 900 Watt e raggiunge una velocità di 60.000 giri al minuto.”
Con gli uomini Ana puntava sui dati più tecnici con linguaggio asciutto.
“In pratica, durante la vita media di un Folletto, la ventola del motore compie 750.000 chilometri, circa il doppio della distanza fra la Terra e la Luna.”
L’uomo riemerse da dietro le listarelle di plastica e schioccò la lingua. Ana, che non aveva affatto sentito il rumore della caffettiera, non si scompose e cominciò a tirar fuori il campionario.
“Come vedrà il colore verde, tipico dei prodotti Vorwerk, in Italia dal 1953, è stato sostituito con il bianco.”
Questo era un discorso da donne, ma Ana cominciava a sentirsi a disagio, a corto di idee.
“I nostri prodotti seguono una filosofia di valori: etica, sostenibilità, benessere e centralità della persona.”
Ana non sapeva dove appoggiare il VK150 senza sporcarlo.
“Vedrà la maneggevolezza e la silenziosità del nostro aspirapolvere.”
L’uomo, in piedi alla finestra, risucchiò il caffè dal bicchiere di vetro. Ana continuò.
“Il design perfetto si abbina al ridotto consumo di energia che fra l’altro significa risparmio, ma anche attenzione per l’ambiente.”
L’uomo si voltò verso Ana, fece di nuovo schioccare la lingua e tornò a guardare di fuori.
Ana stette in silenzio. In quella stanza non c’erano televisore né radio e lei aveva tirato fuori il risparmio energetico. Sulla credenza, fra carte e faldoni, un portafoto in argento, vuoto. Un piatto sporco in cui olio e aceto avanzati non si mescolavano, creava un quadro astratto. Alla parete un orologio ticchettò per due minuti.
“Signor Drocco, se vuole posso tornare in un altro momento.”
Ana non si ricordava d’aver mai pronunciato quella frase di sconfitta.
“Signor Drocco, di preciso, sua moglie quando torna?”
L’uomo si girò verso Ana, posò il bicchiere fra gli altri e scrollò il capo.
“T’lu sati ti? Sun vint ann c’al’è scapame.”2
Ana, seguita dallo sguardo dell’uomo, entrò nel cucinino e uscì con una scopa malconcia. Spazzò la cucina mentre l’uomo sgomberava il tavolo per lavare le stoviglie, dopodiché passò lo straccio. Una volta asciutto, azionò il Vorwerk.
Lasciò una brochure sulla cerata pulita e, riposizionato il campionario nella tracolla, uscì dalla stanza.
L’uomo osservò Ana percorrere lo stretto corridoio. Prese in mano quel foglio e la seguì.
“È vera la storia dei chilometri? Quelli fra la Terra e la Luna?” le chiese, raggiungendola in strada.

1 Lo faccio per me.
2 Lo sai tu? Sono vent’anni che mi è scappata.

Paolo Battaglino

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