nelle altre piscine

Ho perso un amico

Era l’inizio dell’estate, periodo di tosatura. Tom e io andammo nell’entroterra, dove trovammo lavoro come raccoglitori di vello in un capannone. Dopo aver tolto la lana dalla pancia dovevamo arrotolare i velli e metterli nella macchina da pressa. Era un bel lavoro. Ci piaceva. Lavoravamo sodo e alla fine eravamo coperti dal grasso della lana. A proposito, basta l’acqua fredda per farlo venire via. Si risparmia un sacco di fatica.
Ho un sacco di cose da raccontarti su quel posto. Certi agnelli non stavano fermi manco a pagarli. C’era un tosatore che dava di matto se l’agnello non stava fermo. Di solito lo ributtava in malo modo nel recinto. Ma non è del capannone che voglio parlare. Voglio raccontare come persi il mio amico Tom.
I tosatori si stancavano più di me e Tom. Arrivavano a fine giornata distrutti. Ci bevevano sopra una birra e così gli veniva ancora più sonno. Tutti tranne uno. Si chiamava George, era quello che ributtava malamente gli agnelli nel recinto. Veniva fuori con me e Tom e ci sedevamo sulla catasta di legna a fumare e a fare quattro chiacchiere. Un’altra cosa: per lavarsi si metteva in piedi in una vasca, poi si vestiva per bene, si metteva un colletto inamidato e una cravatta da damerino. Tutto questo solo per venire a sedersi sulla catasta di legna con me e Tom. Ci sembrava un po’ strano. Si piace, pensavamo. Si lavava nella vasca davanti a tutti e gli piaceva sentire cosa dicevamo sulle diverse parti del suo corpo. Aveva un fisico notevole, comunque.
Ci sedevamo sulla legna praticamente ogni sera. Non so perché. In cucina faceva caldo, ma là fuori si stava bene, al fresco. E poi eravamo solo due ragazzini, forse eravamo a disagio in mezzo ai tosatori. George si sedeva con noi e ci raccontava un sacco di cose. Passava un sacco di tempo pure a limarsi le unghie e a pettinarsi. Ci chiedeva sempre se stava bene, e noi gli dicevamo che stava da favola. A volte dava di matto se uno dei cani si metteva ad abbaiare. Diceva che gli dava sui nervi. Diceva che erano il suo unico problema, i nervi. Poteva sopportare tutto, tranne le cose che gli davano sui nervi. E se qualcosa gli dava sui nervi, attenzione! Diceva che se il cane lo faceva diventare troppo nervoso l’ammazzava. Tutte le volte che diceva così sembrava fare sul serio.
Cavolo, me le ricorderò per sempre quelle sere sulla legna. C’era anche una luna bellissima. Eravamo così stanchi che riuscivamo solo a fumare una sigaretta dopo l’altra e a chiacchierare. Almeno, Tom e io eravamo stanchi. George forse no. Mi ricordo di una volta che disse di essere uno tosto, che nessun lavoro poteva stancarlo. Ma ogni tanto diceva che era come se si stancasse dentro. Per esempio quando gli sembrava che tutti quelli che incontrava erano troppo scemi per parlarci, che non l’avrebbero capito. Poi, diceva, gli succedeva anche quando qualcosa gli dava sui nervi. Quindi chiunque lo stancava in quel modo doveva stare attento.
Iniziò così. George ci raccontò che la polizia l’aveva fermato a proposito di un vecchio trovato morto in una palude. Era su tutti i giornali. C’era l’impronta di uno scarpone nel fango. George disse che la polizia aveva controllato i suoi scarponi, ma non scoprirono niente a suo carico. In ogni caso aveva un alibi. Fu il modo in cui ce lo raccontò a far incazzare Tom. Tom credeva che volesse farci credere di aver ammazzato il vecchio. O che se non era stato lui, comunque sapeva chi era stato. George finse di arrabbiarsi, ma sembrava piacergli che Tom pensasse quelle cose. La sera dopo George fece di nuovo arrabbiare Tom. È che forse Tom era sempre stato un po’ un santarellino. Disse a George di non ridere sempre di tutto, perché George gli aveva chiesto se aveva indossato un fiore bianco per la Festa della mamma e Tom disse di no.
Neanche io, disse George, ma se l’avessi fatto ne avrei indossato uno rosso.
Quando Tom gli chiese perché, lui disse che era perché non aveva mai avuto una madre. A Tom non piacque quella risposta. Gli disse che doveva avere più rispetto per sua madre, anche se non era sposata. Poi George disse che non aveva tempo da perdere per sposarsi o trovare un lavoro normale o cose del genere. Disse che preferiva morire piuttosto che avere un lavoro normale e mantenere una moglie rompipalle. Di sicuro non prendeva niente sul serio. Alla fine disse che in ogni caso non era troppo preso dalle donne.
Perché no? Chiese Tom. Cosa c’è di meglio di una ragazza che ha voglia di un po’ di coccole?
Giusto, disse George, ma quando ero piccolo ero il cocco di un tizio, capito?
Era un capo scout? Chiesi.
Più o meno, rispose George. Era il maestro del catechismo.
Quella risposta fece sbottare Tom. Disse a George che doveva vergognarsi di dire cose del genere.
Vabbè, disse George, non ne parliamo più. Mi ricordo che fece un gran sbadiglio. Mi venne in mente quella cosa della gente che lo faceva stancare dentro. Si alzò e se ne andò. Prima però lanciò dei pezzi di legno al cane. Stava abbaiando da un bel po’.
Ovviamente dissi a Tom che non aveva senso perdere le staffe per una cosa del genere. Non c’era motivo di scaldarsi tanto solo perché un tizio ti aveva raccontato delle cose su di sé. E poi, il mondo è bello perché è vario, no? Gli dissi che avrebbe dato sui nervi a George, e George non aveva forse detto di stare attenti? Ovviamente Tom rimaneva della sua idea. Intendiamoci, a me dispiaceva per Tom. Sperava sempre di trovare un lavoro fisso per potersi sposare. Era un bel ragazzo Tom, e gli piacevano le ragazze. Davvero tanto. E ovviamente si aspettava che tutti fossero come lui. Quindi non gli era andato a genio che George dicesse senza girarci intorno che non era troppo preso dalle donne, o che era stato il cocco di un maestro di catechismo. Tom continuava a sostenere la sua idea, e dato che il cane stava abbaiando come un pazzo dando sui nervi a tutti, gli tirai dei pezzi di legno e lasciai Tom seduto sulla catasta.
Il giorno dopo Tom non mi rivolse la parola. Era uno di quei giorni in cui gli agnelli che stava tosando George non ne volevano sapere di stare fermi. Li rimandava tutti in malo modo nel recinto. Uno lo spinse così forte che sbatté contro una parete del capanno e cadde a terra come un sacco. Cristo santo! Disse Tom, e George lo sentì. Sembrava compiaciuto come quella volta che aveva fatto arrabbiare Tom per il vecchio trovato morto nella palude. A un altro agnello fece un taglio lungo tutta la pancia. Io e Tom ce ne accorgemmo. Forse successe per sbaglio, ma pareva che George ci godesse. Tom uscì e rimase fuori più del dovuto, lo capivo. Ma capivo anche George. Cioè, non del tutto, però non si può pretendere che un tosatore prenda un agnello in braccio per coccolarlo, no?
Come ho detto, Tom quel giorno non mi rivolse la parola e io lo lasciai per i fatti suoi. Pensavo che non mi volesse con lui sulla catasta di legna, perciò quando uno dei tosatori mi chiese se volevo giocare a whisky poker gli dissi di sì. Quando mi stancai di giocare andai fuori da Tom. Sulla catasta c’era solo George. Il cane stava abbaiando come un disperato, peggio che mai. George si stava pettinando, mi chiese se stava bene. Gli risposi di sì e lui iniziò a limarsi le unghie. Poi si mise a canticchiare un pezzo di Bing Crosby, ma smise per imprecare contro il cane e lanciargli dei pezzi di legno. Gli chiesi dov’era Tom e lui mi rispose che lo sapeva ma che non avrebbe fatto la spia.
Sembrava che Tom e George avessero litigato di nuovo. Mi sedetti a parlare con George. Mi disse che secondo lui Tom non sapeva niente della vita, anche se era convinto di sì. Mi raccontò un sacco di cose. Lui sì che ne sapeva della vita. Ne sapeva fin troppo. Sarei rimasto ad ascoltarlo per tutta la notte se non fosse stato per quel cavolo di cane che non smetteva di abbaiare. Altro che dare sui nervi! Volevo cercare Tom. Pensavo fosse un po’ arrabbiato con me perché la sera prima lo avevo trattato da scemo e per aver litigato di nuovo con George. Quindi dissi che andavo a cercarlo, e George disse, va bene. Non mi ero neanche alzato che George andò dal cane. Più si avvicinava più il cane abbaiava forte. E come si agitava legato alla catena, un pazzo! Non so come abbia fatto George ad avvicinarsi, ma ci riuscì. C’era una luna bellissima, come ho detto, e lì seduto sulla catasta guardai George strangolare il cane. Non riuscivo a muovermi. Non riuscivo proprio. A quel punto capii cos’era successo a Tom. Giuro che non riuscivo a muovermi.
Ovviamente George andrà al fresco per questo. Finirà sui giornali. Stanno provando a incolparlo anche del vecchio che hanno trovato nella palude. Forse è stato lui, anche se dice di no. Invece non fa mistero di aver ammazzato Tom. Non so. Mi dispiace aver perso Tom. Sì, mi dispiace. Ma devo ammettere che a volte dava sui nervi e ti faceva discutere di scemenze fino allo sfinimento. A te non è mai successo con nessuno? Di’ la verità. Ti è successo di sicuro.

Frank Sargeson

traduzione di Alice Amico

si ringrazia il Frank Sargeson Trust per la concessione dei diritti di traduzione di questo racconto

Un pensiero riguardo “Ho perso un amico”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...