Tuffi liberi

Le cose ingiuste

Giro la chiave e con una spallata sfondo la porta. In casa trovo il babbo con i pantaloni calati che piscia sul tappeto del salotto. Io gli sorrido e alzo il mento per salutarlo, lui resta serio come se non ci fossi. Con la mano a forma di pistola faccio finta di sparargli e lo immagino cadere sul divano con la testa scoppiata.
In cucina trovo la mamma che sta preparando la cena, apro il frigo e dico il babbo sta pisciando in salotto. Lei fa un urlo piccolo e corre da lui. La sento che dice Mario oddio guarda cos’hai fatto. Lo dice senza rabbia però perché il babbo è malato di una malattia che lo trasforma in un bambino sempre di più. Questo almeno è quello che racconta la mamma. Io non lo so se è vero, però penso che se fosse così abbiamo avuto molta sfiga perché, fra tutti i bambini che ci sono, il bambino che diventa il babbo è lagnoso e testa di cazzo.
Dal frigorifero prendo una coca ma non è light come dovrebbe essere così urlo perché questa coca non è light?
La mamma non risponde. Con il gomito chiudo il frigo tipo un boss incazzato, mi affaccio e la vedo lì che pulisce a terra con lo straccio e poi con le salviette asciuga i piedi del babbo che ora è seduto beato sul divano.
Dico ancora perché questa coca è con lo zucchero cazzo?
Lei solleva la testa e dice hai ragione Mirko ma quella senza zucchero era finita.
Mi avvicino e sento la puzza di urina e mi chiedo se è giusto che uno del mio calibro sia costretto a sentire questi odori e non abbia nemmeno il diritto di avere a casa una coca come si deve. E allora sento crescere la rabbia dentro che è meglio starmi lontano e rovescio la coca a terra e la guardo la coca che si mescola col piscio.
Cosa fai Mirko dice la mamma. Ma non è una domanda e lo dice che quasi urla.
Io con la voce alta dico ma cosa urli con me che questo qua ha pisciato nel salotto dico e tu te la prendi con me per un po’ di coca con lo zucchero poi.
E mentre dico queste cose guardo il babbo che sta seduto sul divano e fa finta di niente che quasi quasi si addormenta.
La mamma resta zitta, mentre la odio va verso il bagno per svuotare il secchio. Io rovescio la coca rimasta nella bottiglia sulle gambe del babbo tipo un mix di intimidazione e vendetta e poi corro agile verso camera mia.
Prima di entrare sento la mamma che urla Mirko non ne posso più.
Io dico con un urlo più grande del suo lui piscia senza salutare e dorme dove capita e te rompi sempre il cazzo a me cazzo. Poi mi chiudo in camera come un capo nel suo ufficio privato.
Quando torni a casa e vivi le cose ingiuste penso che sia normale avere bisogno di stare in camera mia. Ci resto sempre di più da quando il babbo è andato in pensione e ha iniziato a diventare secco e mettere il pannolone per essere un bambino appieno. Subito anche la mamma ha smesso di lavorare pure lei per stare in casa a fare le cose che il babbo non riesce a fare più o forse non gli va più di fare come penso in segreto io. Dentro di me penso anche che se io facessi le cose che fa il babbo, la mamma non mi darebbe le carezze come a lui.
Anche per causa di questi pensieri immaginari vado in camera.
Camera mia è il posto dove le cose vanno per il verso che devono andare. Non ci sono cose ingiuste come quella della coca, la rabbia della mamma solo verso di me o la sfiga del bambino bizzoso che diventa il babbo.
In camera mia ci sono solo eventi che seguono la legge della meritocrazia.
Mi sembra giusto dire una precisazione ovvero che in casa e anche fuori il mio nome è Mirko come mi chiama la mamma, ma quando sono in camera sono detto Derok dai miei migliori amici della Playstation che giocano con me anche se non sono davvero con me in camera (sono dentro il gioco loro).
Mi chiamano Derok come quello con i muscoli della televisione perché sono uno forte a giocare alla play (e anche perché è il nome che ho scritto nel gioco quando si deve scegliere il nome).
Dopo un giorno passato fuori di casa la gente pensa che uno si riposa a giocare alla Playstation ma mica è vero. Ci vuole calma e sangue freddo come nella canzone e anche intelligenza molta. Perché i giochi della play non sono cazzate, se sbagli ci si muore e sprechi mesi di gioco già fatto.
Il gioco con cui gioco ora è Gta spettacolare. Io lo chiamo Guida Tonfa Ammazza anche se non è così l’agronomo (lo dico simpaticamente agli amici dentro il gioco e loro ci ridono sempre).
Le auto e le persone sono fatte molto bene perché la grafica è ad alta risoluzione grazie alle otto giga di ram che sono installate dentro alla play ma la cosa più bella è la storia. Spettacolarissima e mai ingiusta, proprio come la meritocrazia del più forte è.
Ora sono qui che devo finire questa missione difficile, devo recuperare la droga del mio boss e la devo riportare a lui. Mentre la cerco questa droga i bastardi mi vogliono pestare ma io li pesto prima con la spranga. Sono tanti. Apro la testa al negro con la spranga e rubo la sua pistola e sparo negli occhi dei bastardi tutti. Sento intorno a me le urla di paura per Derok che sono io e sono forte.
Con il coltello sgozzo i due che stanno girati e sfondo una porta con un calcio potente e toc toc qualcuno bussa alla porta del boss. Entrate brutti bastardi gli dico e la spranga apre le teste di cazzo. C’è una puttana che abbraccia uno scagnozzo della droga e con un calcio la scaravento sotto a un tavolo che si rompe vicino alla porta che bussa ancora e si apre. Sei ancora a giocare al videogioco Mirko dice il boss che è entrato dentro sono sei ore che stai lì davanti ti sembra normale dice. Il capo dei ladri allora si avvicina con in mano un fucile a pompa e mi dice Mirko mi ascolti? E quando lui è vicino sembra uguale alla mamma mamma dico cazzo faccio una missione difficile cazzo non sembrare il boss dei cattivi mentre rompo le gengive agli scagnozzi che sono diventati tanti adesso.
Mirko devo portare il babbo in bagno e da sola non ci riesco dice la mamma con il fucile a pompa in mano che mi minaccia per la droga. Ma cazzo io qui spacco i culi per la droga importante non per andare a pulire i culi cazzo possibile che a trentasette anni non posso fare le cose importanti tranquillo cazzo dico. E il boss fa un segno come a dire attaccate Derok e mentre lo fa urla Mirko per favore. E dopo questo segno del boss mi attaccano tanti negri e anche bianchi che seguono gli ordini e mi sono intorno che forse mi uccidono ma io con la spranga li uccido prima e schizzo il sangue sulla camera e sul pavimento pezzi di cervello altri mi attaccano dicono che il babbo deve andare in bagno che la droga se la tengono io dico che no che questa è una missione che devo fare che Derok non fallisce andando in bagno e uccido tutti gli scagnozzi uno per uno finché rimane solo il boss con la vestaglia come la mamma e il fucile a pompa che dice Mirko per piacere smettila io dico che no che questo non è un gioco boss cattivo che le cose qui sono quelle giuste così prendo il joystick e Mirko fermati glielo ficco in bocca e prova a parlare glielo spingo in gola e non parla più e la dentiera si spacca la bava cola gli occhi gonfiano
e lo spigolo del comodino
e lo spigolo del comodino
e lo spigolo del comodino tiene lontano le cose ingiuste.

Francesco Frullini

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