nelle altre piscine

Il tunnel

Vive in un villaggio di pescatori dove non succede mai nulla. Forse lo hai visto dipinto su una tela e dimenticato sul muro di un ristorante di pesce in un altro villaggio simile a questo. In autunno, con le maree vive, il porto si asciuga lasciando vedere i suoi fondali sabbiosi. Lei ama contemplare i riflessi purpurei che l’olio delle navi lascia sulla superficie dell’acqua. Le ricordano le magliette che indossava sua madre quando era piccola. Diventa triste quando il porto si asciuga. Come fosse anche il ricordo di sua madre ad asciugarsi. Più avanti la strada si allunga per decine di metri e finisce, come nelle decorazioni dei presepi natalizi, in un tunnel senza poesia.
Non ha mai visto cosa c’è dietro la curva che svolta a sinistra e che aggiunge oscurità alle macchine, trasportandole oltre. Quando aveva sette anni si sedeva con il suo amico sul muretto della strada e passavano ore a fantasticare sul posto dove finivano i viaggiatori audaci che osavano sparire dietro quella porta all’altro mondo. Pianeti verdi con anelli rosa, montagne fatte di ninnoli, villaggi governati da bambini in cui era sempre domenica mattina… Senza saperlo, senza rendersene conto, si erano perdutamente innamorati di ogni fantasia costruita al di là del tunnel. Lui aveva dieci anni, e gli fu impossibile non crescere prima di lei. Né poté lottare per non sparire oltre quel tunnel in un’auto che, spinta dalla forza di un padre disoccupato, ignorava quanto lui volesse restare da questa parte.
Quella maledetta gola ha inghiottito tutto quello che le importava e da allora la odia a morte. Porta sempre con sé un piccolo quaderno dove appunta i nomi delle persone che non le piacciono e le manda nel tunnel. La prima pagina è lacerata da furiosi colpi neri in cerchi concentrici. Tutti i giorni ne disegna ancora, aumentando la potenza divoratrice della gola.
Non sa cosa farà quando lo spazio nel quaderno sarà esaurito. Utilizzarne un altro non avrebbe senso. Solo questo contiene il potere di mandare gli indesiderati nel tunnel. Cominciò a utilizzarlo a otto anni e mezzo, quando il suo amico svanì tracciando quella leggera curva in bocca all’oblio. Sette anni dopo, le sue pagine piene e inumidite non bastano più.
Adesso, lei espone la sua cupa adolescenza seduta sullo stesso muretto a pochi metri dal tunnel. Alle sue spalle il porto, asciutto, ribolle nelle sue viscere.
Sua madre se ne andò di notte, abbandonandola in balia del dubbio. Il tunnel l’aveva inghiottita? Una nota sotto il cuscino diceva: “Il mondo è tanto grande, non lasciare che questo posto te lo nasconda”. Suo padre si comportò come se niente fosse. Non un gesto, non un discorso. Ancora va avanti così. Troppo occupato in cose senza importanza. Il nome di suo padre fu il primo ad apparire sul quaderno; il secondo, fu quello del suo amico. Fu una giornata dura a cui seguì una settimana grigia in cui si dimenticò di mangiare e in cui ebbe una tosse così forte che faceva rimbombare i muri delle case mentre vagava per le strette strade acciottolate di quella che si era trasformata in una prigione piena di grida di gabbiani. Nemmeno il suono dell’acqua che accarezzava lo scafo in legno dei pescherecci o il tintinnio dei cavi che colpivano gli alberi delle barche a vela ormeggiate nel porto riuscirono a rasserenarla.
Adesso lei, nei suoi ingiusti quindici anni, con il quaderno magico in grembo e solo un nome per riempirlo, lascia che il vento freddo di nord ovest le penetri nelle orecchie mentre osserva il respiro delle auto aggravarsi entrando nel tunnel.
Le sta contando mentalmente. Il numero sessantaquattro ha sempre avuto un significato speciale per lei. Al trentadue le è sorto un dubbio. Ha deciso di risolverlo così: due moto fanno un’auto, i camion e gli autobus non contano. Il sessantatré è un furgone bianco occupato da una coppia giovane che, passando nel tunnel, fa un commento su di lei riferito alla leggenda urbana della ragazza della curva. Il sessantaquattro è un’insulsa berlina grigia con targa olandese.
Il momento è arrivato.
Apre il quaderno e, nell’unico spazio vuoto, all’ultima pagina, nell’angolo in fondo a destra, scrive l’ultimo nome, il suo: Alma.1
Getta il quaderno verso il porto asciutto e cammina lentamente verso il tunnel.

1Ndt: in spagnolo significa anima

Asier Triguero

traduzione di Andrea Gatti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...