dal trampolino

Una rivista letteraria in crisi: intervista a Marco Gigliotti di Colla

Da qualche giorno è online il ventiquattresimo numero di “Colla”.
Tuffi ha intervistato Marco Gigliotti, uno dei tre fondatori, per conoscere il suo percorso personale e la nascita della rivista, ma anche per sapere cosa ne pensa delle scuole di scrittura, della riviste indipendenti  e, ovviamente, della situazione dei racconti in Italia.

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Parlaci del tuo percorso nell’editoria.

Durante l’università ho frequentato un corso di giornalismo per centro Lab, lì ho conosciuto Alberto Castelvecchi. Ci ha suggerito alcuni titoli per dei libri da scrivere. Uno si chiamava Sexy kids, era sulla vita erotica degli adolescenti italiani. È stato divertente. Ho girato per tutta Italia. Poi è stato pubblicato.
Dopo ho provato con un romanzo. Ma non avevo idea di come si scrivesse. Allora ho deciso di iscrivermi alla Scuola Holden.
La rivista è nata lì. Ci doveva servire da palestra per entrare nell’editoria oltre al fatto che la rivista che ci piaceva, “Eleanor Rigby”, aveva chiuso i battenti. Abbiamo pensato di fare qualcosa di simile. Ma in ogni numero avrebbero dovuto esserci due autori già pubblicati, in modo da attirare l’interesse degli addetti ai lavori. Anche perché le riviste vengono lette principalmente da loro e dagli aspiranti scrittori e editor.
Insieme a Francesco Sparacino e Stefano Peloso, entrambi miei compagni di corso, abbiamo fondato la rivista. Sparacino ancora mi affianca.
Dopo la Holden ho fatto uno stage presso l’ufficio stampa di Gaffi per sei mesi. È stato stimolante perché ho iniziato a capire le dinamiche dell’editoria e ho conosciuto persone molto interessanti, prima tra tutte Chiara Di Domenico, la responsabile dell’ufficio stampa.
Ho lavorato poi a un’antologia di racconti di autori calabresi, Terra. E in quest’occasione ho conosciuto Mario Fortunato, che collaborava all’epoca con nottetempo. Ho iniziato un altro stage lì, stavolta in redazione.
Nel frattempo scrivevo un po’ di articoli per vari giornali: “Orwell”, diretto da Christian Raimo, “Il Riformista”, “la Repubblica”.
In seguito mi sono trasferito in Spagna, poi in Inghilterra, dove ho vissuto quattro anni. Prima di tornare in Italia, ho lavorato come assistente presso un’agenzia letteraria di Londra per un anno e mezzo. Ora vivo di nuovo a Roma, collaboro con delle agenzie di comunicazione e mi dedico ad altri progetti di scrittura non creativa. E sto scrivendo un romanzo, in realtà due.

A proposito della tua esperienza alla Holden… cosa ne pensi della discussione sull’effettiva utilità delle scuole di scrittura?

Le scuole di scrittura sono utilissime. Bisogna imparare a scrivere. È un lavoro così tecnico, artigianale, che ci sono mille cose che si potrebbero insegnare. Gli americani, che prendiamo spesso come esempio, hanno sempre avuto scuole di scrittura. Salinger ci è andato e così anche tanti altri scrittori. Il problema è che scrivere è complicato. Ed è normale che una scuola non basti per imparare. Così come è normale che non basti una scuola di pittura per diventare Picasso.
Un altro conto sono gli insegnanti. Capita in molti corsi che ci siano docenti inadeguati, che non hanno mai pubblicato, o peggio, nemmeno scritto, un romanzo o una raccolta di racconti. Sarebbe come pretendere di diventare un violinista prendendo lezioni da chi non ha mai imparato a suonare il violino.

Raccontaci qualcosa sulla nascita di “Colla” che nessuno sa. E perché “Colla”?

È nata alla Scuola Holden. L’idea è stata di Francesco Sparacino, appassionato di riviste e narrativa breve. Una sera siamo usciti. Pioveva, allora siamo andati in pub vicino casa. Dopo diverse birre, per non sentirlo più con la storia della rivista, ho deciso di fare “Colla”. Ovviamente poi ne sono stato felice. Puoi aiutare gli scrittori a farsi conoscere, fornirgli una palestra.
Il nome in realtà è nato mentre eravamo in autobus. Continuavamo a tirare fuori nomi all’infinito, dicevamo un sacco di scemenze… E poi al centoventiduesimo è uscito “Colla”. Ci è piaciuto. All’inizio doveva essere “Supermegawow”. Io avevo suggerito anche “La puttana assassina”, dalla raccolta di Bolaño… ma alla fine no.
“Colla” non ha nulla a che fare con Welsh. Abbiamo trovato il significato del nome a posteriori, il fatto che incolla insieme storie eterogenee e autori sia affermati che esordienti.

Ecco la domanda classica. I racconti in Italia. Perché pensi siano ritenuti inferiori e l’editoria non ci investa?

Al pubblico piace il romanzo. Non vuole subito abbandonare il personaggio, è faticoso. Il romanzo ti accompagna. Tempo fa si pensava, quando la vita cominciava a diventare più frenetica, che il racconto sarebbe stata la forma narrativa del futuro. Perché le persone non avrebbero avuto tempo per leggere un romanzo. Niente di più sbagliato. Per un racconto devi prepararti mentalmente a una storia nuova, quindi ci vuole più tempo. Inoltre il livello del racconto deve essere molto più alto rispetto al romanzo.
In Inghilterra c’era lo stesso problema. La mia agenzia per esempio non li trattava.

Com’è la scena italiana delle riviste indipendenti?

La situazione è molto vivace. Nascono nuove riviste. Ci sono diverse cose interessanti. A me piacciono molto le riviste che parlano anche di novità straniere e di critica letteraria. “Grafias” è interessante. È una rivista italiana che traduce dalle riviste letterarie di tutto il mondo e parla spesso di letteratura che altrimenti passerebbe inosservata.
Tra quelle di racconti, c’è “Tuffi”, per esempio, che è una nuova rivista, non so se la conosci! Anche “L’inquieto”.
Comunque credo che il mezzo del web per le riviste sia più efficace rispetto al cartaceo. È più comodo, in un attimo si accede ai contenuti, che spesso sono gratuiti. Si può scartare quello che non piace, senza rimpianti. Una rivista cartacea deve avere una qualità molto alta per giustificare l’investimento di denaro e di tempo. Considerando anche la concorrenza di contenuti gratuiti che si trova ad affrontare. Molte riviste cartacee non hanno questa qualità.

Progetti futuri per “Colla”?

Book Pride organizzerà un evento legato alle riviste e ci dovrebbe essere anche “Colla”.
E poi una festa. Sicuramente organizzeremo una festa!

La redazione

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