Tuffi liberi

Lo scuro

Questa sera arriva la grappa all’Hotel Supramonte. Arriva sul mulo, insieme alle provviste della settimana e al Grosso. Sono due bottiglie, un regalo, dice il Grosso, e tutti capiscono di chi. C’è anche un sacco sul mulo, ma il Grosso non lo scarica. Il Secco lo guarda interrogativo.
C’è aria di festa nella capanna e anche gli spifferi gelidi che filtrano da sotto la porta e dalle finestre sembrano fischi di approvazione.
Il Bandito tira fuori le provviste direttamente dalle sacche: formaggio, pane, qualche patata. Il Secco taglia il formaggio e il pane e ne mette un po’ in un piatto che porta a Fabrizio e Dori. Fabrizio se ne accorge che le parti sono uguali per tutti, anche per loro, ma non dice niente. Non dice mai niente da quando gli hanno permesso di dormire nella capanna e di restare senza lacci e bende durante il giorno.
Il Bandito lo osserva spesso. Non è il suo primo rapimento, conosce bene il comportamento dei prigionieri: urla, pianti, insulti e tentativi di fuga. Una volta ci è scappato anche il morto. Ma quei due non li ha mai sentiti lamentarsi, mai una domanda, tanto che si è quasi dimenticato cosa ci stia a fare, in quella capanna.
Il Secco si avvicina al Grosso e gli chiede che notizie porta. Il Grosso tira fuori il giornale con le foto di Fabrizio e Dori in prima pagina e poi guarda lo Scuro, che fino a quel momento è rimasto a intagliare un pezzo di legno, e aggiunge: “Stasera c’è una festa in paese. Ho sentito che Francesca ci andrà. Qualcuno ha detto che ha comprato anche le scarpe nuove”.
Lo Scuro appoggia il legno sulle ginocchia e si volta a guardare il Bandito che gli risponde scuotendo la testa. Nessuno può muoversi da lì, nemmeno per una sera.
Dopo è solo rumore di bocche che masticano e bicchieri che si svuotano. Il Grosso versa un bicchiere per uno di grappa, poi esce a prendere la sacca che ha lasciato sul mulo, rientra con un sorriso e la porge a Fabrizio. Ma è il Bandito a parlare, come sempre: “Sei un cantante, no? Allora cantaci qualcosa, che lo Scuro, qui, ha bisogno di distrarsi”.
Fabrizio tira fuori la chitarra dalla sacca. Partono gli accordi e arriva una giovane donna a portare amore nel piccolo paese di Sant’Ilario. I carcerieri restano a osservare ammaliati le dita che corrono sullo strumento. La grappa scorre già nelle vene calmandoli, spalmando le loro anime sulle sedie. È la volta di una graziosa dagli occhi color di foglia e poi di Piero, sepolto sotto mille papaveri rossi. Fabrizio non stacca mai, prosegue fino a che tutte le teste sono crollate sul tavolo. Anche Dori, che non gli ha mai tolto la mano dalla gamba, ora dorme, sul pavimento. Lo Scuro, invece, lo guarda. Lui a dormire non ce la fa proprio, con il cuore è alla festa in paese, accanto a Francesca. Fabrizio suona un’ultima canzone ed è quasi un sussurro:

Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”,

vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi

l’amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza…

Lo Scuro ha negli occhi la tristezza. Fabrizio capisce: davanti ha solo un uomo. Un uomo con gli errori nel cuore, nato in un posto che non gli ha dato scampo. Lo Scuro è uno dei suoi, uno di quelli che vivono nelle sue canzoni, come lo sono quegli uomini che ora dormono, le teste abbandonate sul tavolo. “Te ne potresti andare” gli dice lo Scuro. “C’è un mulo qui fuori e gli altri sono già ubriachi. Te ne potresti andare adesso, tu e lei. Tuo padre ha detto che li darà, i soldi. Forse sono già in viaggio. Tu sei un uomo fortunato. Il mio fucile non potrà nemmeno farmi conquistare il cielo.”
Ci sono solo i loro occhi in quella stanza e la consapevolezza che la fortuna te la fai già quando nasci e che dopo puoi solo continuare a coltivarla. E che l’amore è un bene che non tocca a tutti.
Fabrizio posa la chitarra e si sdraia accanto a Dori per dormire. Saranno comunque liberi da lì a pochi giorni.
Si addormenta. Nella bocca il sapore della grappa, nel cuore il peso della verità.

                                                                                                                                     Giulia Romoli

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