Tuffi liberi

La grande tuffatrice

Apprezzava le coroncine fiorate intrecciate ai capelli, i lustrini, l’acqua che pareva luce sulla pelle, le mani guizzanti, tutte vive, che roteavano.
Ballerine galleggianti: non c’era niente di più bello.
Chissà cosa le sosteneva sul pelo dell’acqua, con quei piedi mossi a mulinello e le braccia girate in circolo. Se lo chiedeva sempre vedendo quei film in costume da bagno, e quando andava in piscina poi alla fine non le riuscivano mai, tutte le mosse da sirena.
La cuffia le calava sugli occhi facendo le capriole e nel naso entrava così tanta acqua da farla starnutire. Ma avrebbe imparato.
Se s’incaponiva poi le riusciva tutto.
Una cosa era Giada sopra le altre: testarda.
Sognatrice, ingenua, ma con la testa dura, dura, dura.
Ormai i tuffi le venivano con una certa eleganza, quelli sì.
Avrebbe voluto mostrarli alla madre Adele, i tuffi dal terzo trampolino.
Trepidava guardandosi le unghie dei piedi smaltate di rosso, un po’ oltre il bordo, e sotto già il rumore del tonfo nelle orecchie, gli spruzzi, le grida e le corse tutte intorno che sarebbero diventate solo brusii, i bambini a mollo che potevano essere suo figlio Massi, ma non erano mai Massi. Da lassù tutti gli assomigliavano.
L’aveva lasciato alla madre ad Assab, dove faceva così caldo che l’Adi per via delle croste gli aveva tagliato i ricci biondi, e ora erano ricresciuti scuri, ma Giada s’era tenuta un boccolo del figlio in una scatolina. Lui si lamentava che gli si notavano le orecchie a sventola, lei diceva di no, al telefono, sarai sempre bello, sempre biondo e alto tre barattoli per me, provava a farlo ridere.
Alla fine Giada si lanciava, mani a conca, a voler raccogliere l’aria e poi l’acqua, le braccia tirate, i piedi a punta. Come nei film. Ogni volta studiava i movimenti nei minimi dettagli: la spinta, la curva, il corpo, l’espressione. Imparò a sorridere mentre si tuffava, si sentiva attrice.
La prima volta con la paura a morderle le dita dei piedi, si era affacciata sul trampolino piano, quasi a non voler disturbare, aveva ispezionato la situazione, un passo indietro rispetto al confine, e alle spalle i tuffatori provetti che la credevano una bambina, a prenderla in giro ché s’era arrampicata come una sciocca al terzo trampolino, quello altissimo, quello da dove l’acqua pareva un lontano pavimento e il vuoto era sotto le costole. Tuffati, ragazzina, hai paura?
Le era parso di veder guizzare la pinna di un pescecane.
Non sapeva per quanto sarebbe stata sospesa, cosa avrebbe pensato in volo. Si immaginò di cadere giù da una torre, vestita con ali di paglia che non l’avrebbero fatta volare. Un sogno da conigli che si disperdono, scappano via, sarebbe finita in pancia a una balena.
Eppure l’acqua l’accolse, stretta, stretta, la sostenne come le braccia di sua madre quando per correrle incontro e andare insieme a comprare biscotti rotti alla fabbrica fuori Milano inciampava nel cortile.
Alzati, Giada, il mondo ti aspetta.
Quel primo volo c’era stato, a occhi chiusi, con i nodi alle tonsille dalla strizza, però c’era stato, e l’atterraggio, tranne qualche schiaffo sulle cosce, l’aveva sorpresa. La paura s’era sciolta in allegria.
Era riemersa, rideva forte.
Da quel momento andava a tuffarsi quando poteva, nessuno la prendeva più in giro, ma per scherzare la chiamavano Esther e le chiedevano di far le giravolte in acqua.
Lei s’immergeva e arrivava agli oblò che davano sul corridoio sotto la piscina, si faceva fotografare, sempre a sorridere, immaginandosi con un costume come quelli della Williams, una festa di brillanti. Intorno le altre nuotatrici a volteggiare, gambe all’aria, pance piatte, sorrisi laccati.
In questi film non succede mai niente, solo musica, gente a mollo e decorazioni. Le ninfee sembrano barche a vela e ci sono sempre almeno venti persone vestite di rosa in posa; diceva Stachys che non amava le prodezze di Esther Williams e alle belle coreografie del cinematografo aveva sempre preferito la solidità dei volti nei dipinti.

                                                                                                                                    Giulia Caminito

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